Tre alla seconda
(visita la gallery)
14 Gennaio 2010 ore 18 - Galleria Stelline
(scarica l'invito)

La cosmologia e la moda

Secondo un trito luogo comune, di nuovo assurdamente in voga in questi anni di clericalismo imperante, le avanguardie artistiche del Novecento erano atee e materialiste. Di atei autodichiaratisi orgogliosamente (e provocatoriamente) tali, fra gli esponenti dei vari “ismi” novecenteschi, se ne contavano effettivamente parecchi, anche se è temerario affermare che fossero la maggioranza; di materialisti invece ce n’erano pochissimi. Quanto più le avanguardie hanno sondato le potenzialità espressive della materia, tanto più hanno sviluppato una loro peculiare spiritualità: basata sulla sacralità dell’atomo, su di una metafisica implicita al (e inseparabile dal) mondo sensibile, oppure su uno scavalcamento complessivo della realtà, su di un rifiuto del sensibile di impronta tipicamente gnostica.
Alla spiritualità delle avanguardie, nella sua versione gaudiosamente intrinseca alla materia, si richiamano le opere di Gaia Clerici presenti in questa mostra. Fin dal titolo, 32, che ha più a che fare con il mondo dei simboli che con quello delle formule matematiche. Nella lettura simbolica dei numeri, il 3 rappresenta il principio maschile, il 2 quello femminile. Elevato alla seconda, il 3 genera il 9, la cifra dell’infinito. Queste semplici asserzioni delineano l’orizzonte concettuale in cui si muove il lavoro di Gaia. Innanzitutto una forte sottolineatura della polarità tra due elementi, quello maschile e quello femminile, che permette il costante generarsi e rigenerarsi della realtà. All’interno di questa dinamica, Gaia opta in primo luogo per lo scandagliamento del versante femminile, riannodando la sua ricerca a una tradizione di pensiero in cui confluiscono suggestioni orientali e memorie ancestrali, legate al culto della terra e al suo significato in termini cosmologici. Perciò il chiostro delle Stelline è affollato di prosperose e soffici bambolotte che, nei loro lineamenti essenziali, si richiamano alle statue raffiguranti l’archetipo della Grande Madre, cioè alla primordiale rappresentazione di un “femminino sacro”. E per questa stessa ragione le bambolotte dialogano con orsacchiotti alati, a cui spetta il compito di emblematizzare il polo maschile (evidentemente un po’ meno sacro del femminile).
L’aspetto forse più interessante e di certo più gustoso del lavoro di Gaia sta nel tradurre i fondamenti della spiritualità delle avanguardie in un linguaggio ironicamente infantile, che strizza l’occhio al neoespressionismo e non disdegna il pop, da cui sono assenti gli schematismi, le astruserie, i sofismi di marca esoterica o di tendenza new age. Nelle sculture di questa artista c’è anzi una sana curiosità sociologica, la capacità di passare fluidamente dal metafisico al quotidiano (e viceversa), una certa abilità nello scorgere le interconnessioni tra la cultura e il costume. Nelle quattro “scene di conversazione” tra bambolotte e orsacchiotti collocate nelle aiuole del chiostro trovano quindi spazio anche riflessioni sull’illanguidimento dell’identità maschile, sull’importanza di un atteggiamento fecondo (in tutte le accezioni del termine) nei rapporti interpersonali, sulla desolante carenza di senso dei rapporti di coppia. Ma c’è soprattutto un (sempre più raro nel panorama artistico contemporaneo) invito a vivere, a riscoprire e usare i sensi, a godere della materia e a forgiarla in una prospettiva di partecipazione alla creazione complessiva e permanente della realtà.
Peraltro il materiale di cui sono composte le sculture di Gaia ha numerosi risvolti simbolici che vanno nella direzione di un contatto più intenso e più fertile con il reale. Già Joseph Beuys (l’artista che ha fornito il contributo più determinante alla spiritualità delle seconde avanguardie) aveva guardato al feltro come a un condutture di energia cosmica. Gaia lo inquadra in una prospettiva ulteriormente storica, sottolineando il suo profilo arcaico, il suo essere un tessuto dalle origini preistoriche, ma rilevando allo stesso tempo la sua valenza ecologica e persino la sua duttilità artigianale. Già perché Gaia non crea solo sculture, ma anche abiti dall’assetto scultoreo, realizzati infeltrendo la lana e modellandola con le sue stesse mani. Nasce così, da questo atteggiamento che vuole tenere unite la manualità e la lettura simbolica del reale, una concezione della moda che rispecchia una certa cosmologia. Ma anche una visione della cosmologia che non ha il timore di tradursi in moda.

Roberto Borghi

Gaia alla seconda

Qualsiasi opera artistica credo non possa che essere in qualche modo anche il ritratto dell'artista... a parte i contenuti culturali, prevalentemente mistici, numerologici o sensoriali da cui parto, credo che questa opera, sia quella di lana che quella in carne ed ossa che sono, non possa essere disgiunta dal collettivo di esperienze e incontri che mi compongono, per scelta reciproca,oltre che con le tante me stesse interne, anche con tutte le collaboratrici, collaboratori, promotori, sostenitori e alleati esterni-e che incontro. In qualche caso sono famiglia fondante, sorelle madri e figlie, non certo naturali ma sicuramente supernaturali, perchè scelte e non imposte.
Voglio qui dunque ringraziare quello che credo sia la vera opera d'arte in progress e in ascensione che questa e altre mostre ed eventi sono e saranno, indipendentemente dalla mia posizione nella spirale creativa e nel mosaico identitario:

Collaborano alla mia vita e a questa mostra dedicata al loro e mio rilancio costante e ne sono quindi oggetto e soggetto:

Riccardo Mestici - il 999
Silvia Moro - sorella universale - artista Maestra e Maiastra
Danila Schon ( dieresi sulla o )- messaggero di Speranza www.feltroamano.it
Cristina Pellegrini - pellegrina fotografa e feltraia
Roberta Martinelli - Madre e terreno antisismico
Daniela Martinoia- guerrigliera del coraggio
Paola Baldini- doppio sole e doppia luna .
Sante Sirianni- Padre e Okkio di Riguardo.
Lorenzo Maggioni - Il Magnifico
Ober Malavasi- smeraldo sostenitore
Alex Tronti- Angelo Per Natura
Sabina-Chiara e Teresa - le Divinanti
Marinella Giusti- l'Entusiasmo.
Andrea Moruzzi- eccellente fotografo Estremamente Paziente
S. Benedetto - collaboratore di Andrea Moruzzi
Barbara Gilardi - massima Esperta Mondiale Di Fibra naturale
Eva Basile - Il Guru .
Elisabeth Berthon- navigatrice dell'Ottava
Franz Haller ( Spinnradl)e Paola Baldini ( Alda ) sponsorlana
Studio Festi velate, gli Illuminati di Ipazia .
Cristina Quadrio Curzio-Tiziana Colombera- Dino Quadrio Curzio, Leo Guerra e Astrid Ivone- Direttivo e operativo della Fondazione stelline Di Corso magenta dove sono anche tra l'altro cresciuta, demiurghi della mostra come stranamente mio papà Enrico, di colore arancione nella mostra divinava 20 anni fa scrivendo un libro sul futuro....
Roberto Borghi- il 9 senso.